unfottutodisastro
A sai na cosa? 
É che porcodio ti amo. 
Tu non lo sai. 
Eppure o sto a scrive sopra i muri, sopra e strade e o sai che verrei pure sotto casa tua pe scrivertelo. 
Credo che tu nun hai ancora capito quanto cazzo te amo. Nun hai ancora capito che se te ngnoro é per non vedette e per non soffrí. 
Nun hai ancora capito che me sto a distrugge solo pe non pensa a te.
Io, quel tenero ragazzo innocente, so diventato così. 
Nun so manco io dove andrò a finire. 
Ma porcodio qualunque cosa io faccio non riesce a togliemme dalle testa quel tuo sorriso.
Che boh. Ancora o vedo. Me manna a fanculo. Me fa sballa peggio de na canna o de ‘nacido.
Che ora me nteressa poco der mio orgoglio. Ora me nteressa de te
(via duenomi)
19aprileduemilaquattordici
Mi capita spesso di immaginare la nostra generazione tra qualche anno. Magari nel 2080, ve lo immaginate il 2080?
Vecchietti che si tengono per mano.
Coi dread bianchi.
Con i segni dei passati dilatatori sulle orecchie.
Con i piercing al naso o sul labbro.
Con i tatuaggi sulla pelle invecchiata con il tempo.
Con i cappelli dell’Obey.
Vestiti con jeans e vans, immaginate?
Vecchiette che si baciano e si amano.
Con i capelli rossi, blu, verdi.
Con i capelli corti, o lunghi, coi dread anche loro.
Con i piercing e i tatuaggi pure.
Con il labret, con il trago, con l’elix o con il medusa.
Con l’iPod sempre dietro e la musica a palla.
Gemitaiz.
Salmo.
Low Low e Sercho.
Mostro e i Bring me the horizon.
Gli A day to remember.
All time low.
I Blink 182.
Con le dr.Martens o le creepers.
Con i leggins più disagiati della Tally Wejil.
Con la foglia di maria.
Coi felponi.
Con gli zainetti ricoperti di spille dei loro gruppi preferiti.
Con i ricordi dei concerti.
Vecchietti che ballano, cantano a squarciagola.
Che si perdono nei ricordi della giovinezza.
Le sigarette, l’erba, le cazzate.
Le prime esperienze, le abitudini.
Magari vecchietti a cui piace ancora leggere e riempire quaderni con i pensieri migliori.
Che sanno cogliere i dettagli e la sensibilità nel mondo.
Che guardano la loro pelle rovinata e con segni del passato.
Che possono dire ‘ce l’ho fatta’.
Che possono dire di aver vissuto.
Dio, che generazione siamo.
creep (via -creep-)